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Poliambulatorio Medico Specialistico

Omotossicologia

L’Omotossicologia di cui è stato pioniere nel 1952 il dottor Reckeweg, è una branca dell’Omeopatia che ricerca i fattori velenosi per l’uomo, le cosiddette omotossine. Secondo questa disciplina, la malattia non è altro che l’espressione della lotta che l’organismo mette in atto per espellere le tossine, ogni disturbo fisiologico è visto soltanto come un’utile funzione biologica per difendersi dai veleni, finalizzato quindi alla disintossicazione in modo naturale. Esistono vari tipi di tossine dannose per la nostra salute, queste possono essere alimentari (derivate da una cattiva alimentazione); infettive (causate cioè da virus, parassiti o batteri); psichiche (originate da stress, shock, depressione); immunologiche (allergie, vaccinazioni); chimiche (lasciate da traumi, blocchi osteopatici e dentali); geopatiche ed elettromagnetiche (dovute a radiazioni, inquinamento elettrico).Secondo l’approccio omotossicologico, il nostro corpo ha, di fronte all’attacco delle tossine, tre possibilità: può vincere la lotta e neutralizzarle; può esserne danneggiato in modo più o meno grave; può anche soccombere. Il fatto che l’organismo reagisca in modo naturale per difendersi dall’attacco delle tossine ed esplellerle non garantisce infatti la sua vittoria in questa battaglia: a volte infatti possono rimanere danni.

I principali danni tossici, rilevati dalla ricerca in omotossicologia sono vari e vengono espressi secondo diversi livelli. Nelle prime tre fasi, chiamate “umorali” (cioè escrezione, reazione e deposito), la disintossicazione riesce senza provocare gravi conseguenze, in quanto gli enzimi cellulari non subiscono danneggiamenti. Se una malattia risulta come esito di questa fase, essa è dunque benigna e guaribile. Nelle altre tre fasi però, quelle cioè chiamate “cellulari” (impregnazione, degenerazione, neoplasma), gli effetti sono più allarmanti. Qui le tossine provocano danni sugli enzimi cellulari e determinano una corrispondenza con le malattie croniche, le quali vengono a loro volta trattate con farmaci che, se limitano da un lato gli enzimi cellulari (antibiotici e antiinfiammatori), attivano dall’altro i processi patologici menzionati.

Le varie tappe della malattia vengono registrate e tenute sotto controllo con un metodo scientifico, la cosiddetta “tavola dell’omotossicologia” ovvero un grafico dove vengono menzionate sia le fasi della malattia (asse delle ascisse) sia il panorama dei tessuti intaccati dalle tossine (sulle ordinate), ottenendo una precisa classificazione dell’evoluzione del disagio.

L’azione del farmaco omotossicologico è invece quella di potenziare i meccanismi di difesa somministrando tossine diluite, simili a quelle che provocano la malattia in questione (secondo i principi omeopatici), promuovendone così l’eliminazione dall’organismo, favorendone cioè l’eliminazione naturale.

I farmaci usati in omotossicologia svolgono molto bene questa funzione nelle fasi umorali, mentre hanno un potere più limitato in caso di gravi danni al sistema di difesa (ad esempio il cancro). La metodica strumentale in grado di rilevare la presenza di tossine nell’organismo si chiama elettroagopuntura di Voll, un’apparecchiatura capace di individuare anche ogni tipo di intolleranza alimentare e dunque anche usata in questo caso specifico.

Dott. Massimo Montanari
Dott. Mauro Tamburini